Editoriale: Falchetti, crisi o sfortuna?
La partita col Foggia, al di là della vittoria in Coppa con l’Ascoli che fa poco testo visto il modo in cui si sono presentati i marchigiani al Pinto, ha rappresentato la conferma di un momento poco felice dei falchetti, visti anche i soli 3 punti in 4 partite: media che, senza i precedenti 21 nelle prime 11 giornate, farebbe rabbrividire il popolo rossoblù che comunque sabato ha applaudito i falchetti per l’impegno. Se vediamo i crudi numeri snocciolati sopra, parliamo di crisi; se però vediamo la dinamica delle prestazioni dei singoli match e collegati anche agli episodi che sono avvenuti all’interno degli stessi, no. Perché poi la squadra vista a Benevento, nel primo tempo di Melfi e soprattutto nel secondo tempo col Foggia ha sciorinato discrete prestazioni, peccando come sempre in fase di finalizzazione. Bisogna però essere fiduciosi perché i falchetti hanno un ottimo organico con tanti elementi che sono sullo stesso livello ed anche perché, al di là dell’episodio isolato delle contestazioni di martedì a Campilongo per rancori passati e per fortuna chiariti, i tifosi (insieme alla stampa) hanno sempre supportato questa società, a cui va dato atto (ed il grandissimo merito) di aver sbagliato poco in sede di scelte di mercato o dello staff tecnico; ed è per questo che merita fiducia quasi incondizionata. Il titolo di questo pezzo fa chiedere a chi scrive ed ai tifosi se questo momento particolare che si vive in casa rossoblù fosse un momento di crisi o perlomeno di appannamento o di sfortuna. Secondo la mia modesta analisi, propendo più per la seconda ipotesi viste le prestazioni. Ciò anche perché, analizzando a 360° gradi il match di sabato, a volte i falchetti sono stati penalizzati da episodi arbitrali a dir poco dubbi che ancora oggi fanno discutere nelle chiacchiere da bar fatte dai tifosi sin dal postpartita di sabato. I due gol annullati a Cunzi e Ricciardo (più il secondo del primo), più altri episodi che fanno gridare vendetta, non fanno dormire ancora i tifosi. Però bisogna voltare pagina e resettare tutto, perché a Catanzaro sarà durissima con un avversario che a casa sua si fa rispettare. E credo che, visti gli ultimi risultati, bisogna pensare partita dopo partita e non fare più voli pindarici legati a playoff o serie B. Detto questo, lascio con la solita considerazione: il falco è tornato, guai a svegliare i suoi seguaci e soprattutto fiducia a questa società che ha ridato dignità alla Caserta calcistica che per 20 anni ha ingerito bocconi amari ed umiliazioni attraversando campi come Volla e Oppido Lucano (così come dice un coro dei tifosi) che nessuno nella città della Reggia vuole più respirare.

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